Stemma Famiglia Piccioli

 

 

Blasonatura

D'azzurro alla colomba d'argento tenente nel becco un ramoscello d'ulivo al naturale con in capo una mano che arde sul fuoco caricato da un sole rinascente, sul tutto un monte di tre cime all'italiana al naturale.

Considerazioni

Questa esecuzione dello stemma risale alla prima meta del 1800 in quanto la mano che arde sul fuoco caricato da un sole rinascente fu aggiunta in seguito alla concessione del titolo di Marchese di Navelli a Gianfrancesco Piccioli da Ferdinando I nel 1815 ed è simbolo di fedeltà al re (il sole è la restaurazione e la mano sul fuco la fedeltà). Il monte di tre cime all'italiana in genere rappresenta i possedimenti e i feudi siti nell'Appennino e la colomba tenente nel becco il ramoscello d'ulivo è una semplice scelta estetica della famiglia. La corona che cima questo stemma teoricamente sarebbe da nobile non titolato ma considerando il fatto che a Navelli non si conoscevano appieno le regole gli usi e gli stili dell'araldica si può supporre che l'esecutore abbia confuso la corona di marchese con quella di nobiltà generica. Infatti l'unica differenza fra le due corone è che quella di marchese è cimata da quattro fioroni d'oro (tre visibili) sostenuti da punte e alternati a dodici perle disposte tre  a tre in quattro gruppi principali (due visibili) mentre quella di nobile generico è sempre cimata da quattro fioroni d'oro (tre visibili) sostenuti da punte ma sono alternati a sole quattro perle (due visibili).

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