Estinte

Mancini: Famiglia che a Navelli godette di Nobiltà Generica  e vantò molti proprietari terrieri. Edificò due palazzi a Navelli nel seicento e si estinse nel settecento. Contrasse parentela con altre nobili famiglie di Navelli come i baroni Marchi di Turri e i marchesi Piccioli di Navelli. Ebbe, tra cinquecento e settecento, altare e diritto di sepoltura nella chiesa del Suffragio dove fece scolpire il proprio stemma gentilizio ai lati dell'altare del quale godeva di Jus Patronato; l'altare di San Gennaro.

Marchi: Nobile famiglia di Navelli che venne investita dei feudi di Turri e Moggio prima dell'anno 1732 e riconosciuta nella sua nobiltà dalla R. Commissione dei Titoli nell'anno 1843. Vantò vari sindaci e proprietari terrieri. Ebbe, tra cinquecento e settecento, altare e diritto di sepoltura nella chiesa del Suffragio. L'altare era quello dedicato a San Gennaro lasciatogli in eredità dalla famiglia Mancini. La famiglia Marchi ottenne dalla famiglia Mancini anche un palazzo dove fece scolpire sull'arcata d'ingresso della corte interna il proprio stemma gentilizio. Questa famiglia si estinse nella metà dell'ottocento lasciando in eredità per via femminile il titolo di Barone di Turri e Moggio alla famiglia Corsi da Capestrano.

 

 

Fiorenti

Piccioli: Nobile famiglia stanziatasi da Como, nello stato di Milano, a Navelli attorno al 1530 nella persona di Francesco Piccioli. Edificò un palazzo a Navelli, all' ingresso del quale fece scolpire il proprio stemma gentilizio, e si diramò in Capestrano, Carapelle e Gallipoli. Ebbe Jus Patronati nella chiesa del Rosario e di San Sebastiano. Vantò vari proprietari terrieri, militari, sindaci, decurioni consiglieri, politici, commendatori e cavalieri. Era una delle sette famiglie che gestivano l'intero commercio dello zafferano e della seta per l'Italia, l'Europa e l'America, tanto che nel 1751 furono affittate al Magnifico Don Candido Piccioli le intere industrie dello zafferano e della seta. Ottenne il titolo di Marchese di Navelli da Ferdinando I di Borbone all’atto della restaurazione per dimostrata fedeltà nella persona di Gianfrancesco Piccioli. Contrasse parentele con altre nobili famiglie di Navelli come i Marchi, i Mancini e gli Onofri. Fu ricevuta per giustizia nell’ordine Costantiniano e in quello di San Giorgio nella seconda metà dell’ottocento. Ebbe, tra cinquecento e settecento, lo Jus Patronato dell'altare di San Vincenzo Ferreri e il diritto di sepoltura nella chiesa del Suffragio.

Francesconi: Antica famiglia radicata a Navelli fin dal tardo quattrocento e oriunda verosimilmente dalla città di Siena, in Toscana, dove risedette al Monte dei Nove e nel Concistoro e dove era quindi ascritta al patriziato civico fin dal 1349, anno in cui Bartolomeo di Francesco di Rannuccio fu il primo a risiedere nel supremo magistrato. Bernardino Francesconi venne dunque nel comprensorio di Navelli nel tardo quattrocento per dettare le leggi della nuova banca creata per i poveretti dai senesi chiamata “Monte Pio” e divenuta poi il “Monte dei Paschi di Siena”. La casata vanta un titolo Baronale da tempo immemorabile e edificò un palazzo a Navelli nel cinquecento in zona Spiagge Grandi (oramai crollato) e una villa nella metà del settecento sulla piana all'ingresso della quale fecero scolpire il proprio stemma gentilizio. Ebbe commende e cavalierati dell'ordine della corona d’Italia e dell'ordine di San Gregorio Magno. Acquisì l'ex feudo di Bovadilla ed il castello di Celano dalla famiglia di Renzo nella persona di Alfonso Francesconi per il suo matrimonio con Angela nel 1907. Ebbe lo Jus Patronato di vari altari nella chiesa del Rosario e di San Sebastiano. Vantò vari proprietari terrieri, decurioni consiglieri, sindaci, politici, commendatori e cavalieri. Donò, nel settecento, alla parrocchia di Navelli una croce d’argento in istile che viene portata in processione nelle grandi festività e nel novecento due statue, una di S.Francesco di Paola e l’altra di S.Teresa del Bambin Gesù, collocate ambedue a proprie spese in apposite nicchie nella chiesa del Santo Rosario in Navelli al cui tempio è stata offerta una grande lampada in argento. Donò inoltre tre panche collocate nella chiesa del Santo Rosario. Infine, sul finire dell'ottocento, donò al paese la P.za San Pelino. Contrasse parentela con altre nobili e notabili famiglie di Navelli come i baroni Cappa di San Nicandro e i Bertolfi. Ebbe, tra cinquecento e settecento, lo Jus Patronato dell' altare degli Angeli Custodi e diritto di sepoltura nella chiesa del Suffragio.

Cappa: Antica famiglia dell’Aquilano che prese parte alle crociate e anticamente fu feudataria dei castelli di Bagno, Caporciano, Coppito, Tussio, Sinizzo e San Nicandro. Ebbe il titolo di Barone e alza uno stemma gentilizio da tempo immemorabile. Nel 1701 fu ricevuta per giustizia nell’ordine di Malta e aggregata al patriziato Aquilano. Contrasse parentela con altre nobili famiglie di Navelli come i Baroni Francesconi e i Signori Mancini. Ebbe lo Jus Patronato di due altari nella chiesa di San Sebastiano.

 

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